12° Rapporto ANIASA: Chiarimenti e preoccupazioni sul Noleggio Lungo Termine

Quasi mai su questo blog è stato pubblicato un articolo chiarificatore di un precedente post. Questa volta invece ci tocca. :-)

Nell’articolo dedicato alla 12° Rapporto ANIASA ho espresso un parere largamente pessimista sui dati presentati per il noleggio a lungo termine. Dicevo che dopo due anni negativi nel 2013 ci sarebbe stato un trend altrettanto pessimo (se non addirittura peggiore).

Qualcuno ha contestato le mie opinioni sulla base di un solo dato: il fatturato annuo nel 2012 in crescita rispetto al periodo precedente. Ma attenzione. Nel mio post facevo riferimento alle immatricolazioni.

Se guardate il fatturato – aumentato addirittura con immatricolazioni in calo – potreste gridare al miracolo. Tuttavia bisogna porre l’attenzione sul volume di affari e i  rinnovi contrattuali delle flotte. In sostanza, l”utilizzatore a scadenza contrattuale, invece di sostituire l’auto a noleggio, allunga la scadenza rimodulando il chilometraggio del contratto in corso.

Così facendo, tre sono gli effetti che si creano sul parco circolante di cui uno solo apparentemente positivo:

  1. Aumenta il volume di affari per il circuito del service (officine e ricambi) sfruttando quasi integralmente la garanzia di casa madre. Questa, ormai largamente quinquennale, nella durata usuale di 36/42 mesi veniva trasferita al remarketing e di seguito all’acquirente dell’usato.
  2. Il paradosso di buona parte delle auto a fine contratto “prolungato” a rischio di garanzia ufficiale con l’onere di quella legale a carico del rivenditore. Tutto questo senza dimenticare che auto più sfruttate nel noleggio e più anziane sono meno remunerative e meno appetibili rispetto alla concorrenza privata in forte ascesa.
  3. Il prolungamento dei contratti che causa diminuzione delle immatricolazioni del nuovo.

Il problema è che i prolungamenti di contratto hanno potenziali effetti controproducenti sulle politiche organizzative e commerciali. Vediamone alcune in sintesi:

  • Finora i margini di operatività sul service management non sono derivati dall’ottimizzazione del comparto ricambi e sugli autoriparatori ma sulla limatura delle tariffe di manodopera (tra le più basse d’Europa). Oggi non potendo continuare in questo modo, le società si trovano impreparate dinanzi costi, sprechi e – soprattutto – fermi tecnici di gran lunga superiori rispetto alle auto utilizzate dai privati.
  • Largamente noti i disservizi e le lamentele da parte degli utilizzatori riguardo l’assistenza dove il noleggiatore dovrebbe rispettare gli accordi con il cliente. Di sicuro bisogna rivedere la rete di assistenza e modificare le politiche commerciali relative ai ricambi aftermarket. In caso contrario perdita immediata del cliente e reputazione aziendale compromessa.

Resta infine un dubbio. Ipotizziamo un’ulteriore diminuzione delle immatricolazioni di auto nuove e relativo calo del portafoglio clienti del noleggio. Nel momento in cui i contratti cesseranno, quale sarà l’effetto sul fatturato? Forse è meglio non pensarci!

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